"…Avrei voglia di parlare, ma ora l’unico mezzo è scrivere un diario segreto, comprensibile soltanto a colui che descrive. Un libro senza inizio e senza fine, iniziato da un giorno, mese e anno senza alcuna data. Poi librarmi con le ali e prendere l’aspetto di un uccello che migra per terre lontane alla ricerca del tepore. C’è una grande confusione nella mia testa, è come cercare di sapere cosa si voglia fare da grande. Il passaggio dalla gioventù alla senilità è incognita, anzi dilemma amletico. Pensieri che vanno, che vengono e che non vorresti avere.

Non c’è musica questa sera. Mi trasformo in mago e con un gesto, per incanto le pareti si abbattono, la notte diventa giorno, e il tepore di raggi dà carica al corpo. Sono in un luogo che sembra l’Eden. Non ci sono confini e la terra è un tutt’uno con cielo. Suoni e colori sono mischiati insieme, quadro inestimabile di colori policromi. Le persone che si incontrano sono di una beltà unica, i visi giulivi e gli occhi sorridenti.
E’ difficile Chérie trasmetterti questa emozione che si tramuta in nostalgia. Chissà se la droga riesca ad appagare così. No è solo fantasia, la pura fantasia che ti trasporta e ti fa volare, dove vuoi o non puoi.
Le mie mani ora hanno desiderio di tenere serrato il tuo viso per trasmetterti il calore. Troppe cose vorrei e avrei desiderio di avere, ma forse ho avuto sempre. Che ore sono? Il tempo si è fermato, il meccanismo si è inceppato, i tasti del piano non suonano, la mente emette note stonate. Però la composizione è armoniosa, il song sa di antico, è una vecchia ballata adatta a essere cantata da vecchi aedi o menestrelli nelle corti medioevali.
Dove sei Chérie? Tu sei la Fata, quella che mi è apparsa all’improvviso e poi scompare e appare al momento giusto. Ti mancano i capelli turchini, non importa, il sogno è vero. Mi fai andare e tornare, ma non sento stanchezza, è la tua magia prodigiosa. E’ un refrain melodioso che si ripete con il ritmo del metronomo.
Tu leggi questo, un nonsense, ma sto cercando di trasmetterti il mio ego, e tu lo capisci, sono io. Io sono la tua incomprensione.
Ho troppe cose da mettere a posto, riporre in scatole piene di bambagia. Non ho il tempo, mi sta sfuggendo qualcosa, sarebbe meglio prendere una gomma e cancellare tutto, però le tracce rimarrebbero indelebili, ed io ho fretta di andare, raggiungere al più presto il traguardo.
Purtroppo non conosco la distanza.
E’ più facile scrivere una canzone, correlare parole che parlino d’amore, che possano immedesimare colui che l’ascolta.
Il futuro, l’avvenire diventa musica stonata, è il giradischi, ha inceppato il disco che suona…"
(paul manner - breve accenno di un mio romanzo - © Le musicienne)